Nicoletta Maraschio succede
all’abruzzese, primo non toscano a guidare lo storico Ente
L’AQUILA - Destò non poca
sorpresa l’elezione di Francesco Sabatini alla presidenza dell’Accademia
della Crusca, nel marzo del 2000, successore di Giovanni Nencioni. E
non certo perché mancasse di fama, come diremo poi, ma per il fatto che il
prof. Sabatini rompeva una tradizione secolare secondo la quale, alla guida della
più antica e prestigiosa istituzione linguistica del Paese, c’era sempre un toscano,
docente dell’Università di Firenze. Francesco Sabatini invece è abruzzese,
nato nel 1931 a
Pescocostanzo, in provincia dell’Aquila. Laureatosi nel 1954 in Letteratura
italiana all’Università di Roma, dal 1971 egli è professore ordinario nella
stessa disciplina. Ha insegnato nelle università di Lecce, Genova,
Napoli e Roma, dove attualmente è titolare di cattedra alla Terza
Università. E’ stato presidente della Società Linguistica italiana e
poi dell’Associazione per la
Storia della Lingua italiana. Socio dell’Accademia della
Crusca dal 1976 ed Accademico dall’88, ne è diventato presidente appunto
nel marzo 2000, confermato per tre successivi mandati. Autore di numerosi
volumi – si citano per tutti due opere basilari, quali il Dizionario
italiano, scritto con Vittorio Coletti, e “L’Europa dei Popoli”, con il demografo Antonio Golini – Sabatini
ha pubblicato un centinaio di saggi in diversi campi della cultura. Tra i molteplici
riconoscimenti ed onorificenze, si cita la Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica
per la Cultura,
l’Arte e la Scuola
conferitagli nel 1988.
Il 16 maggio scorso, in
coincidenza con l’approvazione del nuovo Statuto e con un anno d’anticipo, Francesco
Sabatini ha lasciato la guida dell’Accademia della Crusca ed è stato nominato Presidente
onorario della prestigiosa istituzione. A succedergli è stata eletta Nicoletta
Maraschi, d’origine pavese - ormai la tradizione dell’Accademia era già
stata infranta - docente all’Università di Firenze, vice presidente dapprima con
Nencioni e poi con Sabatini, la prima donna alla presidenza dell’Accademia. Nel
suo lungo mandato Sabatini ha portato nella storica istituzione una vera e
propria rivoluzione organizzativa. Sotto la sua presidenza l’Accademia ha
attuato un vasto programma di informatizzazione che ha reso ogni ricerca su
documentazione e storia della lingua italiana funzionale ed efficiente, ha
realizzato un sito web molto curato ed ha messo in rete l’intero archivio
storico. Un impegno particolare la presidenza Sabatini ha profuso nella
promozione della lingua italiana all’estero, progettando e dirigendo i
programmi della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, che
ormai dal 2001 annualmente si volge in tutti gli Istituti Italiani di Cultura
nei cinque continenti. Iniziativa davvero preziosa per la nostra cultura
all’estero, arricchita dal forte impulso dato dall’Accademia alle relazioni con
la scuola, in Italia ed all’estero, attraverso seminari con gli ispettori della
Pubblica Istruzione e con i docenti delle Scuole europee, quindi con corsi d’aggiornamento
per gli operatori dell’educazione linguistica. Al governo dell’ente, Francesco
Sabatini ha costruito uno speciale rapporto con la Presidenza
della Repubblica. Carlo Azeglio Ciampi, nel suo settennato, ha
concesso in via permanente all’Accademia l’Alto Patronato sulle numerose
iniziative, quali l’allestimento della sezione dedicata alla storia della
lingua italiana nel Museo del Risorgimento, al Vittoriano in Roma, ed il
“Programma Giovani” realizzato nel 2006 in collaborazione con
Quirinale e Ministero della Pubblica Istruzione. Infine, la riedizione
anastatica del primo Vocabolario della Crusca e la cura - lo stesso
Sabatini quale autore e conduttore - dell’utilissimo programma televisivo di Rai International “Le voci dell’italiano”, per gli italiani
all’estero.
L’Accademia della Crusca nasce
a Firenze nella seconda metà del Cinquecento. Strano a dirsi, ma le sue origini
erano perfino in antitesi al concetto accademico. I fondatori si chiamarono inizialmente
“Brigata dei Crusconi” e costituivano una
sorta di circolo che riuniva letterati, poeti e legulei, soliti ad incontrarsi
intorno a tavole imbandite per recitare “cruscate”,
ossia discorsi irridenti e scherzosi, per puro divertimento. Peraltro,
l’iniziativa nacque proprio con l’intenzione di marcare le distanze dalle
pedanterie dell’Accademia Fiorentina, contrapponendosi al suo rigore
classicista. In tale disputa i Crusconi
non disdegnavano il ricorso all’umorismo, all’ironia ed alla satira, senza
tuttavia far torto alla qualità letteraria delle loro performances, sempre d’alto
livello. La fondazione dell’Accademia della Crusca si fa risalire a Giovanni
Battista Deti (detto il Sollo), Anton
Francesco Grazzini (il Lasca), Bernardo
Canigiani (il Gramolato), Bastiano
de’ Rossi (l’Inferigno) e Bernardo
Zanchini (il Macerato), cui
s’aggiunse, nell’autunno 1582, Leonardo Salviati (l’Infarinato). Proprio sotto la spinta determinante di quest’ultimo,
a partire dall’anno successivo, l’Accademia assunse una dimensione nobile, finalizzando
la sua azione nel conservare e promuovere la bellezza del volgare fiorentino, nell’esaltare
la parte buona e pura della lingua (la farina)
da quella cattiva e impura, appunto la crusca.
Si deve appunto a Leonardo Salviati, nel 1583, l’avvio della
compilazione d’un grande dizionario della lingua fiorentina, per difenderla e
farne l’idioma di riferimento. Una vera fatica di Sisifo, se ci vollero
diciannove anni di lavoro e ben trentacinque accademici per portare a
compimento l’opera. Solo nel 1612, infatti, vide finalmente la luce il primo Vocabolario
degli Accademici della Crusca, che attingeva le fonti linguistiche in
Dante, Petrarca, Boccaccio, negli scrittori coevi ed in quelli che nei secoli
appresso ne avevano seguite le orme. Al primo vocabolario seguirono altre
successive edizioni che costituiscono la storia dell’istituzione. L’Accademia
della Crusca, riconosciuta nelle sue competenze e funzioni “nella revisione del dizionario della lingua
italiana e della conservazione della purità della lingua medesima”, in oltre
quattro secoli ha portato avanti la sua missione, ampliando progressivamente lo
spettro delle iniziative a favore della nostra lingua, infine, dopo la riforma
del 1923 operata da Giovanni Gentile, promuove lo studio e l’edizione
critica degli antichi testi e dei classici della letteratura italiana, dalle
origini al XIX secolo, mentre per le attività lessicali è insediato nella sede dell’Accademia
un Istituto del Consiglio Nazionale delle Ricerche che con essa opera
sinergicamente. Francesco Sabatini è un abruzzese di vaglia, una delle
personalità più eminenti della cultura letteraria italiana. E tuttavia egli non
perde un filo dell’indole dell’uomo di montagna, retaggio dei propri natali in
un incantevole borgo dell’Abruzzo interno, Pescocostanzo, situato lungo
l’antico tracciato del tratturo magno che per duemilacinquecento anni ha
visto passare le greggi transumanti dai monti dell’aquilano fino al Tavoliere
delle Puglie. Il carattere degli abruzzesi di montagna è essenziale, semplice, ispirato
alla modestia ed al profilo discreto. Sabatini ne porta l’impronta. Palese. Immediata.
Un cordone ombelicale lo riporta nella sua terra in ogni occasione culturale di
rilievo, quasi a ricollegarsi alle proprie origini.
Come appunto
qualche giorno fa all’Aquila, nell’Aula consiliare del Comune, per la
presentazione della riedizione della “Cronica” di Buccio di Ranallo,
storico aquilano vissuto nel Trecento, curata da Carlo De Matteis. Docente
dell’Ateneo cittadino, De Matteis ha
dedicato all’impresa 25 anni d’appassionata ricerca filologica e critica del
testo, trattandosi di un’opera notevole della storiografia, perché più prossima
alla fondazione della città, nel 1254, scritta infatti tra il 1340 ed il 1350.
Presenti all’evento, il Sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, il
rettore dell’Università, Ferdinando Di Orio, il presidente della
Deputazione Abruzzese di Storia Patria, Walter Capezzali, il direttore
della collana “archivio romanzo”
delle Edizioni del Galluzzo di Firenze, Lino Leonardi, ed appunto Francesco
Sabatini. “La città dell’Aquila –
ha detto Sabatini – non può non vedere la
figura di Buccio di Ranallo come un emblema di sé e delle proprie origini”.
Nel suo intervento Sabatini ha conquistato il pubblico, richiamando la congerie
di eventi che nel Medioevo videro l’Abruzzo essere il crocevia della storia
d’Italia e del Mediterraneo. Aspetti talvolta poco indagati, che tuttavia si
ritrovano appieno nell’opera di Buccio di Ranallo, in cui accanto alla
cronaca cittadina, alla narrazione dei costumi degli aquilani e delle lotte
intestine, ci sono papi e re, in un puntuale resoconto in versi degli
avvenimenti. I fatti che trasudano da questo poema in quartine, sono quelli che
segnarono la storia della penisola e dell’Europa. “E Buccio, grazie anche agli studi di Benedetto Croce e Gianfranco
Contini che l’hanno riscoperto – ha aggiunto Sabatini – può essere collocato in una ipotetica seconda
fila nella storia della letteratura italiana, se in prima fila mettiamo
Dante, Petrarca e Boccaccio. Riproporre dunque la “Cronica” in una
nuova versione critica non è un’impresa facile, visto che non esiste un
originale, né un testo vicino all’originale, ma solo copie quattrocentesche”.
Dunque davvero un’opera importante, quella realizzata dal prof. De Matteis,
non solo per la cultura letteraria italiana ma anche europea. Questo infine il
conclusivo commento di Francesco Sabatini, ben lieto di rituffarsi nella linfa
culturale della sua terra d’origine.