Presentato a Pescara il volume
di Diana Mazzone, con Mariza Bafile, Anfe e Cram
PESCARA -- Pubblico delle grandi occasioni,
sabato scorso, per la presentazione nell’Aula consiliare del Comune di
Pescara del volume “Donne Abruzzesi nel Mondo”, testimonianze di
vita di ieri e di oggi raccolte da Diana Mazzone in una bella
pubblicazione da lei curata e realizzata grazie all’Anfe ed al Cram
della Regione Abruzzo. Un’intera mattinata di riflessione sul tema
dell’emigrazione vista al femminile, indagando sul ruolo fondamentale della
donna, finora negletto se non addirittura mai analizzato sistematicamente. Il
merito del libro curato da Diana Mazzone, presidente provinciale dell’Anfe di Chieti e componente del Cram, va quindi ben oltre il valore
in sé delle testimonianze di 34 donne abruzzesi emigrate in vari Paesi (Argentina,
Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Francia, Gran Bretagna, Sud
Africa, Svizzera, Uruguay, Usa e Venezuela) e di altre sei cinque donne che
in Italia hanno marcato un segno, collocandosi nel solco d’una ricerca
sociologica e culturale ancora ai primordi, che deve invece necessariamente
svilupparsi per poter conoscere appieno il fenomeno dell’emigrazione, finora
scritto quasi per intero attraverso storie di vita al maschile.
Dunque
“galeotto” il libro, se è riuscito a far discutere l’argomento da una schiera
di qualificati relatori, per competenze e vissuti personali. Il sindaco
di Pescara, Luciano D’Alfonso, sensibile al tema, ha disposto la
presenza all’evento di tre donne della sua Giunta, la cui partecipazione non è
stata affatto formale, come solitamente la recita l’ospite. Hanno portato
contributi molto pertinenti sul ruolo della donna nella società moderna e sul
valore culturale d’ogni studio che documenti l’universo femminile nelle terre
d’emigrazione. Questo, in sintesi, il senso degli interventi di Paola Marchegiani,
assessore alla cultura, dell’ on. Vittoria D’Incecco, assessore alle
politiche sociali e deputata al Parlamento, di Simona Di Carlo,
assessore al turismo. I lavori, coordinati da Pierluigi Spiezia,
giornalista che nel Cram cura la
comunicazione verso le comunità abruzzesi all’estero, sono quindi entrati nel
vivo del tema, dapprima con Diana Mazzone, la quale ha motivato la
nascita del volume dalla sua conoscenza ravvicinata delle donne abruzzesi nei
paesi d’emigrazione, specie europei, quando su incarico di Maria Federici,
presidente nazionale dell’Anfe, ella
dovette contattare all’estero le famiglie per l’organizzazione delle prime
colonie per i figli degli emigrati. Attraverso quelle relazioni scoprì un mondo
femminile impegnato a radicare socialmente e culturalmente le famiglie nei
luoghi d’emigrazione, compreso il carattere “ardito”, in particolare, delle tenaci
donne abruzzesi.
Il
presidente del Cram, Donato
Di Matteo, ora assessore ai trasporti della Regione Abruzzo, ha dato conto
dei tre anni d’impegno del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo,
anzitutto nel sovvertire l’approccio al mondo dell’emigrazione, visto spesso con
la lente deformante del paternalismo e della nostalgia. Sotto la sua presidenza
il Cram ha costruito con le
comunità abruzzesi all’estero un rapporto adulto, portando innovazioni che se
da un lato hanno arricchito il sistema di relazioni della Regione verso gli
abruzzesi d’ogni continente, dall’altro ha fatto di loro il perno delle
politiche di promozione e di sviluppo dell’Abruzzo all’estero, mettendo ad
investimento ruolo sociale, prestigio e considerazione che i nostri corregionali
si sono guadagnati nei Paesi d’emigrazione. Ma anche, laddove le condizioni
economiche e sociali non hanno consentito ad alcuni di realizzarsi appieno,
specie in Sud America, il Cram e la Regione Abruzzo hanno attivato
interventi concreti verso casi di difficoltà, specie nell’assistenza sanitaria,
aggiuntivi a quelli disposti dal governo italiano. Una politica, peraltro, che
ha guardato soprattutto alle nuove generazioni, chiamando i giovani di terza e
quarta generazione a progettare nuove vie di collaborazione tra le comunità
abruzzesi all’estero e la regione d’origine.
Lucida,
competente ed efficace, come d’abitudine, l’analisi di Mariza Bafile sulla
funzione della donna nell’emigrazione italiana. Una ricognizione attenta, fatta
da persona che ha vissuto dal di dentro il fenomeno e direttamente osservato – impegnata
nei servizi sociali e giornalista, in Venezuela, poi da deputata nel
Parlamento italiano, eletta in Sud
America nella passata legislatura – la nostra emigrazione. “Un fenomeno –
ha affermato l’on. Bafile - che si tende a dimenticare”. Eppure è stata davvero
un’epopea, con le sue luci e con i suoi dolori. “Partivano i più coraggiosi, i
più sani, in terre sconosciute. Moltissimi dall’Abruzzo, portando con sé un
bagaglio di eccezionali valori morali, come la famiglia, il lavoro, la
solidarietà e l’amicizia. All’estero hanno creato grandi famiglie associative,
ma un ruolo centrale l’hanno avuto le donne, anche se spesso all’ombra, dietro
le quinte. Fondamentale la loro funzione nel mantenimento della connessione con
l’Italia, con la lingua, con le tradizioni regionali, ma soprattutto nella
conservazione del senso di solidarietà e condivisione. Nella povertà tutti ci
si sente fratelli e sorelle, è la ricchezza che porta all’egoismo”, ha detto
Mariza Bafile. “Ebbene, anche crescendo economicamente, all’estero le donne
emigrate hanno sempre ricondotto l’uomo al senso di solidarietà”. Ha quindi ricordato
che da parlamentare aveva presentato un progetto di legge per la creazione d’un
“Osservatorio della donna
nell’emigrazione italiana”, purtroppo vanificato dallo scioglimento
anticipato delle Camere. Resta tuttavia un’esigenza da soddisfare, per
conoscere davvero per intero il fenomeno. La diretta conoscenza
dell’emigrazione, particolarmente in Sud America, evidenzia come sia stato
determinante il ruolo delle madri italiane nell’impostare la formazione delle
proprie figlie senza timori e riserve nell’assunzione di responsabilità solitamente
riservate agli uomini. Tanto che tra gli italiani all’estero, rispetto a quanto
osservabile in Italia, la parità è molto più avanzata. Occorrono dunque più
iniziative simili di riflessione sul tema. “Perché – ha concluso Mariza Bafile
- riscattando la storia dell’emigrazione al femminile, si costruisce un’Italia
più colta e più saggia, in fondo un Paese migliore”.
Della grande personalità di
Maria Federici, nel 1947 fondatrice dell’Anfe, ha parlato l’on. Alberto Aiardi, già vice presidente nazionale dell’ente morale,
parlamentare per cinque legislature ed uomo di governo. Nel 1963, giovane
deputato al primo mandato, conobbe Maria Federici, presidente dell’Anfe, che lo impegnò nelle attività
dell’associazione a favore delle famiglie degli emigrati. Ne ha ricordato
l’eccezionale tempra di donna, la vita e le opere. Nata all’Aquila nel 1899,
eletta all’Assemblea Costituente, nel
Gruppo dei 75 che scrisse la bozza
della Costituzione, Maria Federici
diede un notevole contributo per affermare nella nostra Carta costituzionale il
principio di parità e pari opportunità, specie nel lavoro. Suo il merito, nel
1945, d’aver promosso e realizzato il primo convegno nazionale sul lavoro
femminile, come d’aver fondato, nei due anni seguenti, il Cif, le Acli
e quindi l’Anfe, la prima associazione che si occupava della
famiglia all’interno del pianeta emigrazione. Una donna che sapeva guardare
lontano e che aveva intuito con molto anticipo il problema dell’immigrazione in
Italia, attrezzando l’associazione a mettersi al servizio dei bisogni dei nuovi
migranti. Il delegato per l’Abruzzo, Serafino
Patrizio, ha infine parlato dell’attività dell’Anfe, che l’anno scorso ha celebrato il suo Sessantennale,
ricordando le iniziative messe in campo dall’associazione in Italia e nel mondo.
Ha presenziato all’evento anche Franco
Santellocco, abruzzese di spicco in Algeria, membro del CGIE e componente del Cram. Il Coro “Abruzzo in Canto”, diretto dal maestro Francesco Paolo Martinicchio, ha chiuso con le sue armonie una
manifestazione molto significativa, un vero successo.