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La mano tesa
attraverso l’Atlantico del candidato democratico simbolo del cambiamento
HOUSTON, Texas – Se
il candidato democratico dovesse continuare ad avanzare ancora da vero divo, spinto
dalla stessa popolarità che lo ha preceduto ed accolto in Germania allora,
probabilmente, per il suo avversario repubblicano, che già retrocede nelle indagini
demoscopiche, sembra che dovrebbe rimanere ben poco da fare e da sperare.
Il capo del governo tedesco gli
ha impedito di parlare al muro della vergogna, ma il giovane senatore
afroamericano, col suo discorso emozionante, ha fatto risorgere davanti agli
occhi delle duecentomila persone accorse per sentirlo la costruzione abbattuta,
per una nemesi storica, dalla volontà di libertà dei popoli. Alla fine la signora
cancelliere è stata ridicolizzata per il suo diniego meschino, dall’autentico
tifo che i Berlinesi, accorsi in massa, hanno riservato ad un personaggio
politico che ora non teme neanche il confronto con lo stesso Kennedy.
Se si dovessero considerare le sue
difficoltà di partenza, rispetto al gran vantaggio di cui godeva il golden boy
finito tragicamente a Dallas, il paragone sarebbe addirittura in suo favore.
Obama è venuto per ricostruire
il ponte tra il Nuovo ed il Vecchio Continente che Bush aveva bruciato con indifferenza,
e lo ha fatto con semplicità, con grande padronanza della sua capacità oratoria
e, specialmente, senza evidenziare nel rivolgersi agli Europei alcun senso di
colpa per il dialogo reso difficile dal suo paese con gli alleati della NATO.
Il senatore dell’Illinois,
uscito da una minoranza con il tragico passato della schiavitù alle spalle e
che ora è in gara per una delle poltrone più importanti del globo, è rimasto
sulla posizione americana di fermezza contro il terrorismo internazionale che
ha insanguinato il mondo ed ha reiterato la sua condanna della proliferazione
nucleare e delle inquietanti ambizioni iraniane, attaccate senza sosta anche
dalla sua controparte repubblicana.
Differentemente da questa, Obama
ha poi affondato la daga della critica nell’atteggiamento d’indifferenza
dell’amministrazione del suo paese per ciò che riguarda il problema del global
warming che minaccia disastri apocalittici e tragedie sempre maggiori per il
futuro dell’umanità.
Un tasto molto opportuno da
toccare, nella patria d’origine dei Grünennella quale i temi dell’ecologia
sono particolarmente sentiti cosi’ come quelli della coesistenza con gli
immigrati ed i diversi.
Diretta e particolarmente
accattivante la sua apertura senza reticenze riferita proprio alla sua “diversità
“. Il procedere serrato del discorso ai piedi della statua della vittoria ha
messo in luce un giovane politico, più in linea con i nuovi tempi e, forse per
questo motivo, ancora più ammirato perché più simile ai molti Tedeschi, ai
molti Americani a moltissimi di quelli che ora, nel mondo, s’identificano nel
loro “American Idol”.
L’enorme successo riscosso da
Obama in Europa ha proprio origine nel fatto che ormai, ovunque, c’e’ la
convinzione che il senatore democratico sia in grado di portare il cambiamento
verso la pace che tutti s’attendono, di cui hanno bisogno per esorcizzare i
fantasmi e gli incubi di un futuro compromesso da una grave crisi economica che
sara’ difficile superare in tempi brevi.
Obama è stato attaccato, prima
dai Clinton per la sua inesperienza in fatto di politica estera poi, per lo stesso
motivo, anche da McCain che nelle ultime ore gli rimprovera pure d’avere fatto
fuori casa un discorso da presidente senza esserlo ancora.
A Berlino, invece, il
carismatico senatore democratico hamostrato di possedere una statura di leader globale, ha posto riparo ad
un’altra delle sue presunte debolezze e, superando l’ambito ristretto della
competizione elettorale americana, e’ stato in grado d’assumere il ruolo di
simbolo di speranza e di cambiamento di molti Americani, di tanta gente d’Europa
e dei suoi ammiratori in tutto il pianeta.