A distanza di due decenni l’assassino sopravvissuto con il solito balletto dei rinvii tenta ora la carta dell’obesità e della probabile morte dolorosa, crudele ed anticostituzionale che potrebbe fargli slittare ancora l’appuntamento con la pena capitale.
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Dal braccio della morte del carcere di Mansfield nell’Ohio, Richard Wade Cooey,
un detenuto condannato alla pena capitale per l’omicidio nel 1986 di due
studentesse dell’Università di Akron Dawn McCreedy e Wendy Offredo, fa ricorso
tramite il suo legale contro l’esecuzione adducendo come motivazione il fatto
che e’ obeso. I difensori fanno presente che in condizioni fisiche come quelle
del loro cliente l’iniezione letale, prevista nell’Ohio, rischierebbe d’essere
la causa di una morte dolorosissima e crudele e ciò, dopo un dibattito in
proposito ed un pronunciamento da parte delle Corte Suprema degli Stati Uniti,
sarebbe anticostituzionale perché la pena capitale in America non può essere
particolarmente crudele nella sua applicazione al condannato a morte.
Cooey s’illude, probabilmente,
di poter comprare ancora altro tempo per la sua più che discutibile vita.
Un’esistenza che, in ogni caso, oltre a costare per troppo tempo al buon
contribuente americano, s’e’ già protratta dietro le sbarre più a lungo della vita
delle sue due giovani vittime che furono massacrate dal pingue criminale con
una barbarie inaudita.
La sera del 31 Agosto del 1986
Cooey, in licenza dall’esercito e dopo aver bevuto in compagnia del giovane Clint
Dickins e di un altro amico prese a gettare grossi pezzi di cemento sulle auto
che passavano sotto a un ponte.
Ad essere colpita fu l’auto di
due studentesse che avevano appena terminato il turno di lavoro e che Cooey ed
i suoi amici, spuntati dal nulla, s’offrirono d’accompagnare al più vicino
centro commerciale.
L’auto delle ragazze era inutilizzabile
e, per loro sfortuna, le due accettarono. Di lì a poco, in un luogo deserto,
dopo essere state violentate entrambe a turno ed essere state derubate le due
ragazze venivano legate e trucidate con ferocia inaudita con l’impiego di un
manganello e di un coltello ed i loro gioielli venivano messi in vendita dai
loro carnefici che rintracciati e processati ricevevano le pene giudicate più
appropriate per il ruolo avuto nella mattanza.
Uno dei componenti del terzetto
omicida fu riconosciuto poco coinvolto nei fatti, a Dickins, ancora in età
minore, veniva comminata la pena dell’ergastolo di un adulto, Cooey,
riconosciuto colpevole di due omicidi aggravati, di due furti aggravati, di due
rapimenti, di un’aggressione e di quattro accuse di stupro veniva condannato a
morte.
A distanza di due decenni
l’assassino sopravvissuto con il solito balletto dei rinvii tenta ora la carta
dell’obesità e della probabile morte dolorosa, crudele ed anticostituzionale
che potrebbe fargli slittare ancora l’appuntamento con la pena capitale.
C’e’ chi commenta in questo
modo, dopo aver visto comparire sul piccolo schermo il mostro, deciso a
ritentare la sua gara a rimpiattino con la morte:
Signora A,
California: “ La maggioranza della gente non ha la più pallida idea
sulla pena di morte. Ho appena finito di leggere il libro di Delfino e Day PENA
DI MORTE USA 2005 – 2006, e sono rimasta stupefatta nell’apprendere che non
devi essere neppure l’assassino per essere giustiziato. Leggetelo.”
Signor B,
Florida: “ Morirà in galera. Ci sono quelli che accettano l’inevitabilità
della morte. Altri come questo detenuto lottano per la loro vita. Sono certo
che anche le vittime di questo carcerato lottarono per la vita. Lui non ebbe pietà
di loro.
Per la cronaca, sono contro la
pena di morte.”
Signor C,
Texas: “ Non avrebbe dovuto vivere tanto. La sua esecuzione
avrebbe dovuto aver luogo dopo alcune settimane dalla condanna, le sue vittime
non furono in grado di fare appello quando furono assassinate, perché dovrebbe
essere lui in grado di farlo? Lui perse quel diritto quando mise le mani su
quelle povere ragazze. Quando la pianteremo di far governare il nostro paese
dai criminali?”
Intanto, gli Americani continuano
a morire assurdamente all’estero come in patria. Muoiono tra le auto bomba
irachene ed i proiettili afghani, muoiono in numero impressionantemente
maggiore di diabete e di malattie cardiocircolatorie e per altre complicanze
della stessa obesità di cui e’ affetto il pluriomicida supergarentito, che nell’opinione
di alcuni può avere qualche possibilità di ritardare ancora una volta
l’inevitabile.
Ancora una volta, naturalmente,
se la parola finale non spetterà a qualcuno che, come in un caso di un paio
d’anni fa, in una corte federale, rigetti il pretesto che il condannato sia a
maggior rischio di subire un dolore e sofferenze maggiori a causa della sua obesità
e del diabete. Intanto un orologio nel penitenziario di Mansfield nell’Ohio
continua a scandire inesorabilmente i suoi secondi e Richard Wade Cooey, come
tutti gli esseri umani, ha un appuntamento che nessuno e’ mai stato in grado di
cancellare.