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GLI ULTIMI 100 GIORNI DELLE PRESIDENZIALI USA

Mon, 28 Jul 2008 06:26:00
Sen. Barack Obama ( D )
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Obama lascia le polemiche e raddoppia il successo europeo

 

HOUSTON, Texas – A Chicago, alla Unity Convention della stampa di colore, alla presenza di seimila giornalisti Barack Obama ha fatto un consuntivo della sua positiva trasferta all’estero, ha presentato i punti salienti della sua programmazione di possibile presidente degli Stati Uniti ed ha risposto alle domande rivoltegli senza alcuna preventiva coordinazione con gli intervistatori.

Si è trattato della sua prima apparizione pubblica in America dopo il rientro dalla sua entusiasmante tournée che, per l’ondata di consensi che lo ha seguito, fa parlare ora del senatore democratico che si avvia allo scontro finale con McCain come di una star del rock più che di un politico.

Obama ha affrontato subito con calma l’argomento che dovrebbe vederlo in imbarazzo per il successo relativo di una guerra irachena che lui non aveva approvato. Ha detto subito che il merito dei risultati conseguiti va ai giovani militari americani ed al loro spirito di sacrificio ma ha reiterato l’idea che l’iniziativa è stata uno sbaglio perché il vero pericolo, dopo l’attacco di New York, veniva dall’Afghanistan dove ancora oggi le cose non vanno bene del tutto e dove si devono spostare alcune delle truppe. Ha confermato indirettamente la volontà di riduzione delle truppe specialmente in vista del fatto che anche il governo iracheno afferma che vuole rendersi più responsabile del proprio ritorno alla normalità. Secondo il senatore democratico i Talebani ed i terroristi di Al-Qaeda vanno combattuti dove si trovano e colpiscono e vale a dire in Afghanistan. Obama ha chiarito che con un maggiore intervento degli alleati europei e con la collaborazione del Pakistan, in cui questi trovano rifugio dopo i loro attacchi contro le truppe americane, il pericolo terrorista può essere sconfitto.

Ha espresso poi la sua convinzione che il miglioramento dell’economia americana è legato alla collaborazione con gli alleati e che i dieci miliardi di dollari spesi ogni mese per la guerra in Iraq possono essere dedicati invece a beneficio delle frange più deboli della società.

L’America, secondo il punto di vista del candidato democratico, deve dare all’estero un senso di maggior umiltà per accattivarsi l’amicizia di vecchi e nuovi alleati i quali devono collaborare per impedire la proliferazione nucleare in Medioriente, convincendo specialmente l’Iran a rinunciare ai suoi progetti atomici.

Alla domanda circa le accuse mossegli da McCain d’essersi atteggiato prematuramente a Capo della Casa Bianca nel suo viaggio estero Obama ha risposto con compostezza e con calma che la stessa accusa non era stata fatta al suo rivale quando anche lui si era recato in giro per il mondo. Il senatore dell’Illinois ha dichiarato che volevano che si facesse un’esperienza e lui se l’e’ fatta.

Entusiasmante la sua frase “ the job I’m applying for “, il lavoro per il quale ho fatto la domanda, quando in termini da uomo della strada ha fatto riferimento alla sua avventura nella corsa per la Casa Bianca. Obama ha risposto direttamente e con equilibrio alle domande che i giornalisti gli hanno rivolto non solo sul palco ma dalle poltrone dell’enorme sala.

Ad un rappresentante della stampa degli Indiani d’America ha detto che con le tribù indiane, come con tutti i membri delle minoranze oppresse, più che parole di scusa se eletto presidente intenderà offrire i fatti rappresentati da aiuti per gli studi ai giovani svantaggiati, assistenza medica per tutti, sostegno di carattere economico.

A Dianne Solis, giornalista ispanica di Dallas, che gli chiedeva il suo punto di vista sul problema spinoso dell’immigrazione Obama ha detto di credere in un pacchetto di riforme inclusivo anche dell’aspetto della sicurezza e della regolamentazione dell’ingresso negli Stati Uniti perché il suo punto di vista è che l’America è un Paese non solo d’immigrati ma anche di leggi che vanno rispettate.

Il candidato democratico, dunque, non ha voluto fare promesse facili e dirette istrionicamente a guadagnargli l’appoggio incondizionato della numerosa comunità ispanica. Nonostante questa s’aspettava assicurazioni circa possibili amnistie e sanatorie generalizzate per tutti gli immigrati illegali Obama ha affermato che bisogna attenersi alle regole, che si deve riorganizzare l’agenzia che si occupa dell’immigrazione e che si deve impedire che gli illegali lavorino nell’ombra, a disposizione di datori di lavoro che non li pagano adeguatamente.

L’onesta’ intellettuale del candidato democratico che fra cento giorni si presenta al giudizio degli Americani come primo, possibile presidente afroamericano, non è venuta meno ed è stata piuttosto in linea con quel caloroso idillio, “love affair”, con i media che turba non poco il sonno di McCain e dei Repubblicani.

L’incontro di Chicago, cosi’ com’era evidente dall’enorme striscione che campeggiava al centro del palco, era diretto ad una stampa nuova per i nuovi tempi del cambiamento per i quali gli Americani nutrono grandi aspettative.

Obama con la sua apparizione di Chicago ha conseguito un altro risultato più che positivo ed ancora più importante perché realizzato in casa e davanti ai milioni di telespettatori che lo hanno seguito dai quattro angoli degli Stati Uniti.

Fra circa tre mesi saranno questi che dovranno dare il loro voto per eleggere fra i due candidati quello che rappresenta di più la speranza di soluzione delle grandi difficoltà economiche che in questo periodo affliggono il paese.

Adesso, dopo le ultime conferme all’estero, non c’e’ dubbio che Barack Obama è il politico che è identificato ovunque come l’unica vera novità, come il vero realizzatore della svolta che tutti s’attendono e come il politico giovane, che rappresenta l’elemento di rottura col passato e che è in grado di realizzare un vero cambiamento.


PUBBLICATO SU INFORM:

http://www.mclink.it/com/inform/art/08n15022.htm



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