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Obama lascia
le polemiche e raddoppia il successo europeo
HOUSTON, Texas – A Chicago,
alla Unity Convention della stampa di colore, alla presenza di seimila
giornalisti Barack Obama ha fatto un consuntivo della sua positiva trasferta
all’estero, ha presentato i punti salienti della sua programmazione di
possibile presidente degli Stati Uniti ed ha risposto alle domande rivoltegli
senza alcuna preventiva coordinazione con gli intervistatori.
Si è trattato della sua prima
apparizione pubblica in America dopo il rientro dalla sua entusiasmante tournéeche,
per l’ondata di consensi che lo ha seguito, fa parlare ora del senatore
democratico che si avvia allo scontro finale con McCain come di una star del
rock più che di un politico.
Obama ha affrontato subito con
calma l’argomento che dovrebbe vederlo in imbarazzo per il successo relativo di
una guerra irachena che lui non aveva approvato. Ha detto subito che il merito dei
risultati conseguiti va ai giovani militari americani ed al loro spirito di
sacrificio ma ha reiterato l’idea che l’iniziativa è stata uno sbaglio perché
il vero pericolo, dopo l’attacco di New York, veniva dall’Afghanistan dove
ancora oggi le cose non vanno bene del tutto e dove si devono spostare alcune
delle truppe. Ha confermato indirettamente la volontà di riduzione delle truppe
specialmente in vista del fatto che anche il governo iracheno afferma che vuole
rendersi più responsabile del proprio ritorno alla normalità. Secondo il senatore
democratico i Talebani ed i terroristi di Al-Qaeda vanno combattuti dove si
trovano e colpiscono e vale a dire in Afghanistan. Obama ha chiarito che con un
maggiore intervento degli alleati europei e con la collaborazione del Pakistan,
in cui questi trovano rifugio dopo i loro attacchi contro le truppe americane,
il pericolo terrorista può essere sconfitto.
Ha espresso poi la sua
convinzione che il miglioramento dell’economia americana è legato alla
collaborazione con gli alleati e che i dieci miliardi di dollari spesi ogni
mese per la guerra in Iraq possono essere dedicati invece a beneficio delle frange
più deboli della società.
L’America, secondo il punto di
vista del candidato democratico, deve dare all’estero un senso di maggior umiltà
per accattivarsi l’amicizia di vecchi e nuovi alleati i quali devono
collaborare per impedire la proliferazione nucleare in Medioriente, convincendo
specialmente l’Iran a rinunciare ai suoi progetti atomici.
Alla domanda circa le accuse
mossegli da McCain d’essersi atteggiato prematuramente a Capo della Casa Bianca
nel suo viaggio estero Obama ha risposto con compostezza e con calma che la
stessa accusa non era stata fatta al suo rivale quando anche lui si era recato
in giro per il mondo. Il senatore dell’Illinois ha dichiarato che volevano che
si facesse un’esperienza e lui se l’e’ fatta.
Entusiasmante la sua frase “
the job I’m applying for “, il lavoro per il quale ho fatto la domanda, quando
in termini da uomo della strada ha fatto riferimento alla sua avventura nella
corsa per la Casa Bianca. Obama ha risposto direttamente e con equilibrio alle
domande che i giornalisti gli hanno rivolto non solo sul palco ma dalle
poltrone dell’enorme sala.
Ad un rappresentante della
stampa degli Indiani d’America ha detto che con le tribù indiane, come con
tutti i membri delle minoranze oppresse, più che parole di scusa se eletto
presidente intenderà offrire i fatti rappresentati da aiuti per gli studi ai
giovani svantaggiati, assistenza medica per tutti, sostegno di carattere
economico.
A Dianne Solis, giornalista
ispanica di Dallas, che gli chiedeva il suo punto di vista sul problema spinoso
dell’immigrazione Obama ha detto di credere in un pacchetto di riforme
inclusivo anche dell’aspetto della sicurezza e della regolamentazione
dell’ingresso negli Stati Uniti perché il suo punto di vista è che l’America è
un Paese non solo d’immigrati ma anche di leggi che vanno rispettate.
Il candidato democratico,
dunque, non ha voluto fare promesse facili e dirette istrionicamente a guadagnargli
l’appoggio incondizionato della numerosa comunità ispanica. Nonostante questa s’aspettava
assicurazioni circa possibili amnistie e sanatorie generalizzate per tutti gli
immigrati illegali Obama ha affermato che bisogna attenersi alle regole, che si
deve riorganizzare l’agenzia che si occupa dell’immigrazione e che si deve
impedire che gli illegali lavorino nell’ombra, a disposizione di datori di
lavoro che non li pagano adeguatamente.
L’onesta’ intellettuale del
candidato democratico che fra cento giorni si presenta al giudizio degli
Americani come primo, possibile presidente afroamericano, non è venuta meno ed è
stata piuttosto in linea con quel caloroso idillio, “love affair”, con i media
che turba non poco il sonno di McCain e dei Repubblicani.
L’incontro di Chicago, cosi’
com’era evidente dall’enorme striscione che campeggiava al centro del palco, era
diretto ad una stampa nuova per i nuovi tempi del cambiamento per i quali gli
Americani nutrono grandi aspettative.
Obama con la sua apparizione di
Chicago ha conseguito un altro risultato più che positivo ed ancora più
importante perché realizzato in casa e davanti ai milioni di telespettatori che
lo hanno seguito dai quattro angoli degli Stati Uniti.
Fra circa tre mesi saranno
questi che dovranno dare il loro voto per eleggere fra i due candidati quello
che rappresenta di più la speranza di soluzione delle grandi difficoltà
economiche che in questo periodo affliggono il paese.
Adesso, dopo le ultime conferme
all’estero, non c’e’ dubbio che Barack Obama è il politico che è identificato
ovunque come l’unica vera novità, come il vero realizzatore della svolta che
tutti s’attendono e come il politico giovane, che rappresenta l’elemento di rottura
col passato e che è in grado di realizzare un vero cambiamento.