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LE CONTRADDIZIONI DI MCCAIN E DI OBAMA

Thu, 17 Jul 2008 08:51:00
Il generale-filoso cinese Sun Tzu.
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PIANETA AMERICA



I due  candidati si criticano a vicenda per darsi poi ragione

 

HOUSTON, Texas – Nonostante le ripetute accuse d’inesperienza, prima da parte dei Clinton poi da parte di McCain, sembra proprio che a proposito del caos mediorientale Obama avesse ragione. In questi giorni due dietrofront, uno da parte del suo avversario repubblicano e l’altro da parte dello stesso Presidente Bush, hanno messo in luce come l’inesperiente senatore democratico dell’Illinois avesse, in effetti, visto chiaro pur non essendosi occupato troppo di faccende militari e di politica estera.

Da tempo Obama andava ripetendo che se si voleva sconfiggere veramente AlQaeda c’era piu’ bisogno di truppe in Afghanistan invece che in Iraq e di prestare piu’ attenzione alle aree vicine del Pakistan dove i terroristi hanno il loro rifugio.

Dopo gli ultimi sanguinosi attacchi subiti dalle truppe americane in quel paese, e che hanno causato per la loro inattesa violenza perdite considerevoli McCain, che aveva ripreso a battere la grancassa clintoniana dell’inesperienza di Obama, ha finito per ritrovarsi sulle posizioni del suo avversario chiedendo l’invio d’altre truppe in Afghanistan, magari sottratte all’Iraq, come chiedono da tempo senza successo i comandanti militari sul campo.

I fatti hanno dato ragione al senatore afroamericano democratico anche a proposito di un’altra sua teoria riguardante in questo caso l’Iran col quale le acque vanno intorbidandosi pericolosamente, sempre di piu’.

In America tutti ricordano come Obama fosse attaccato ferocemente da McCain quando, nel corso della sua campagna elettorale travolgente, aveva affermato che era necessario dialogare con i nemici. Si trattava, in effetti, di una saggia teoria espressa in tempi lontani da un noto generale-filosofo cinese ed insegnata fino ai giorni nostri ai cadetti dell’Accademia di West Point. In quell’occasione, il candidato democratico alle presidenziali fu accusato dai repubblicani, e non solo da quelli, di debolezza ed addirittura di tradimento e d’essere in combutta con i peggiori nemici degli Stati Uniti. Si cercava in questo modo di fare radicare l’idea che Obama, se eletto, non fosse un buon comandante in capo, sufficientemente esperto in fatto di sicurezza nazionale.

Ebbene, proprio in questi giorni, lo stesso Presidente Bush ha iniziato, tramite suoi rappresentanti, un colloquio con gli Iraniani nonostante questi non abbiano ancora aderito all’abbandono dei loro piani di sviluppo nucleare e nonostante l’amministrazione repubblicana affermi che parte degli attacchi alle truppe americane in Iraq ha come origine proprio l’Iran.

Obama dunque, per ben due volte ed in fatti d’estrema importanza aveva ragione. La sua vittoria morale pero’, come s’è visto, è stata ridotta di portata e quasi annullata del tutto dal fatto che, incomprensibilmente, anche lui ultimamente aveva fatto inversione di marcia aderendo alle teorie di Mccain, riguardo ad un ritiro piu’ lento dall’Iraq, sotto la supervisione determinante degli alti gradi dell’esercito. Il suo nuovo corso si rivelava pericolosamente deludente per l’elettorato e, specialmente, s’abbracciava la preminenza dell’apparato militare su quello politico che non poteva certamente essere tipico dei democratici e né tanto meno dei liberal.

E’ evidente che tutti cambiano punti di vista, tutti si ravvedono ed hanno ad un certo punto la propria illuminazione personale sulla via di Damasco e finiscono anche per contraddirsi con rovesciamenti di fronte che deludono almeno una certa parte degli Americani i quali ora cominciano ad intravedere in politica una nuova via d’uscita, indipendente e che prende le distanze tanto dai repubblicani che dai democratici.

Sembra proprio che la pressione di un duello elettorale troppo lungo e l’esigenza dei due candidati di fare contenti settori diversi ed importanti dell’elettorato porti a queste contraddizioni poco felici ed a questi cambiamenti di rotta.

McCain farebbe forse meglio a non insistere troppo a proposito dell’inesperienza di Obama. Oltre a ricordare il fatto che tutti i presidenti decidono secondo quanto suggeriscono loro esperti dei vari settori, non  dovrebbe neppure dimenticare che la stessa accusa ripetuta fino alla nausea dai Clinton alla fine non aveva funzionato. In queste presidenziali del 2008 il nome del gioco è “cambiamento” e chi conosce abbastanza la società americana sa fin troppo bene che gli Americani premiano i giovani e non dedicano eccessiva attenzione a chi è sul viale del tramonto. Le affermazioni elettorali di John Kennedy e di Bill Clinton stanno a dimostrare proprio questo.


PUBBLICATO SU INFORM:

http://www.mclink.it/com/inform/art/08n14334.htm




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