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PIANETA AMERICA
I duecandidati si criticano a vicenda per darsi
poi ragione
HOUSTON, Texas
– Nonostante le ripetute accuse d’inesperienza, prima da parte dei Clinton poi
da parte di McCain, sembra proprio che a proposito del caos mediorientale Obama
avesse ragione. In questi giorni due dietrofront, uno da parte del suo
avversario repubblicano e l’altro da parte dello stesso Presidente Bush, hanno
messo in luce come l’inesperiente senatore democratico dell’Illinois avesse, in
effetti, visto chiaro pur non essendosi occupato troppo di faccende militari e
di politica estera.
Da tempo Obama
andava ripetendo che se si voleva sconfiggere veramente AlQaeda c’era piu’
bisogno di truppe in Afghanistan invece che in Iraq e di prestare piu’
attenzione alle aree vicine del Pakistan dove i terroristi hanno il loro rifugio.
Dopo gli
ultimi sanguinosi attacchi subiti dalle truppe americane in quel paese, e che
hanno causato per la loro inattesa violenza perdite considerevoli McCain, che
aveva ripreso a battere la grancassa clintoniana dell’inesperienza di Obama, ha
finito per ritrovarsi sulle posizioni del suo avversario chiedendo l’invio
d’altre truppe in Afghanistan, magari sottratte all’Iraq, come chiedono da
tempo senza successo i comandanti militari sul campo.
I fatti hanno
dato ragione al senatore afroamericano democratico anche a proposito di
un’altra sua teoria riguardante in questo caso l’Iran col quale le acque vanno
intorbidandosi pericolosamente, sempre di piu’.
In America tutti
ricordano come Obama fosse attaccato ferocemente da McCain quando, nel corso
della sua campagna elettorale travolgente, aveva affermato che era necessario
dialogare con i nemici. Si trattava, in effetti, di una saggia teoria espressa
in tempi lontani da un noto generale-filosofo cinese ed insegnata fino ai
giorni nostri ai cadetti dell’Accademia di West Point. In quell’occasione, il
candidato democratico alle presidenziali fu accusato dai repubblicani, e non
solo da quelli, di debolezza ed addirittura di tradimento e d’essere in
combutta con i peggiori nemici degli Stati Uniti. Si cercava in questo modo di
fare radicare l’idea che Obama, se eletto, non fosse un buon comandante in
capo, sufficientemente esperto in fatto di sicurezza nazionale.
Ebbene,
proprio in questi giorni, lo stesso Presidente Bush ha iniziato, tramite suoi
rappresentanti, un colloquio con gli Iraniani nonostante questi non abbiano
ancora aderito all’abbandono dei loro piani di sviluppo nucleare e nonostante
l’amministrazione repubblicana affermi che parte degli attacchi alle truppe
americane in Iraq ha come origine proprio l’Iran.
Obama dunque,
per ben due volte ed in fatti d’estrema importanza aveva ragione. La sua
vittoria morale pero’, come s’è visto, è stata ridotta di portata e quasi
annullata del tutto dal fatto che, incomprensibilmente, anche lui ultimamente
aveva fatto inversione di marcia aderendo alle teorie di Mccain, riguardo ad un
ritiro piu’ lento dall’Iraq, sotto la supervisione determinante degli alti
gradi dell’esercito. Il suo nuovo corso si rivelava pericolosamente deludente
per l’elettorato e, specialmente, s’abbracciava la preminenza dell’apparato
militare su quello politico che non poteva certamente essere tipico dei
democratici e né tanto meno dei liberal.
E’ evidente
che tutti cambiano punti di vista, tutti si ravvedono ed hanno ad un certo
punto la propria illuminazione personale sulla via di Damasco e finiscono anche
per contraddirsi con rovesciamenti di fronte che deludono almeno una certa
parte degli Americani i quali ora cominciano ad intravedere in politica una
nuova via d’uscita, indipendente e che prende le distanze tanto dai
repubblicani che dai democratici.
Sembra proprio
che la pressione di un duello elettorale troppo lungo e l’esigenza dei due
candidati di fare contenti settori diversi ed importanti dell’elettorato porti
a queste contraddizioni poco felici ed a questi cambiamenti di rotta.
McCain farebbe
forse meglio a non insistere troppo a proposito dell’inesperienza di Obama. Oltre
a ricordare il fatto che tutti i presidenti decidono secondo quanto
suggeriscono loro esperti dei vari settori, nondovrebbe neppure dimenticare che la stessa accusa ripetuta fino alla
nausea dai Clinton alla fine non aveva funzionato. In queste presidenziali del
2008 il nome del gioco è “cambiamento” e chi conosce abbastanza la società
americana sa fin troppo bene che gli Americani premiano i giovani e non
dedicano eccessiva attenzione a chi è sul viale del tramonto. Le affermazioni
elettorali di John Kennedy e di Bill Clinton stanno a dimostrare proprio
questo.