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LA DELUDENTE RETROMARCIA DI OBAMA SULL’IRAQ

Sun, 06 Jul 2008 22:33:00
Il Sen. Barack Obama
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Un nuovo passo falso che potrebbe rivelarsi fatale

 

HOUSTON, Texas -- Questa volta a farsi prendere con le mani nella scatola dei biscotti è stato proprio lui, il senatore democratico dello Stato dell’Illinois Barack Obama. Il candidato del Partito democratico alle presidenziali 2008 avrebbe fatto meglio a non dare adito alle accuse che ora gli sono mosse contro di mentire, che sono dello stesso tipo di quelle mosse a suo tempo da lui al Presidente Bush, a proposito della motivazione non vera per attaccare Saddam Hussein. La credibilità di un rappresentante politico e’ certamente il patrimonio piu’ prezioso che egli possa avere a sua disposizione e, quando questi è un politico in corsa per l’ambita poltrona della Casa Bianca, screditare tale patrimonio  potrebbe rivelarsi pericoloso e dalle conseguenze finali devastanti.

Fin dall’inizio della sua campagna nel 2007, il pilastro portante della scesa in campo del senatore afroamericano del partito democratico era stato il suo impegno a ritirare subito dall’Iraq le truppe americane inviate a suo avviso, senza che ce ne fosse bisogno, dall’attuale amministrazione repubblicana. Nel corso della sua travolgente avanzata elettorale quest’impegno, come gli Americani certamente ricordano, era stato portato avanti con estrema determinazione ed intransigenza persino contro le posizioni ritenute più prudenti e possibiliste della sua rivale di partito Hillary Clinton, nell’Iowa come nel New Hampshire e dovunque negli Stati Uniti, fino a rappresentare una specie di cartina di tornasole per la certificazione ultrapacifista di un candidato che non perdeva mai l’occasione per affondare la daga rovente della censura tanto nei confronti del Presidente Bush che del continuatore della sua politica, ed ora suo avversario nello scontro finale, John McCain.

In questi ultimi giorni, dopo aver superato Hillary, con una sconcertante inversione di rotta, Obama ha cambiato la sua posizione circa il ritiro delle truppe americane dall’Iraq, gettando pesanti ombre circa la sua credibilità e dando, in effetti, ragione al suo avversario repubblicano il quale affermava che non era possibile vanificare i progressi fatti nella guerra senza preoccuparsi delle condizioni sul terreno delle operazioni e, specialmente, delle conseguenze che una tale decisione potrebbe avere sulla stabilità del paese e su quella di tutta l’area mediorientale.

Non è ancora ben chiaro se il Senatore Obama abbia preso indipendentemente la sua iniziativa circa questo “nuovo corso” della sua politica estera, o a seguito di suggerimenti da parte di consiglieri che, evidentemente, cercano di danneggiarlo. Una cosa pero’ rimane certa: gli elettori americani non hanno gradito troppo questi suoi ripensamenti e le sue affermazioni successive circa la necessità di seguire con estrema riverenza e senza fare obiezioni quanto ritenuto necessario per la guerra dai generali.

Adesso, i democratici che sostengono ancora ad oltranza Hillary Clinton e che sono convinti dell’inesperienza di Barack, minacciando persino di passare dalla sponda opposta, trovano una conferma ed una ragione in più per giustificare il loro voltafaccia mentre il senatore dell’Arizona, e’ in grado di dimostrare che aveva perfettamente ragione quando affermava che Obama ha finito per dargli ragione e che, se come lui avesse visitato l’Iraq molto prima ed avesse parlato col Generale Petraeus incaricato delle operazioni, avrebbe cambiato da tempo il proprio atteggiamento ipercritico e la propria posizione sul conflitto in corso.

Per Barack si tratta certamente di un nuovo incidente di percorso verso la Casa Bianca, molto pericoloso perché intacca la sua affidabilità di politico e di possibile comandante in capo. La storia delle elezioni presidenziali americane dimostra che agli Americani non piacciono per nulla i candidati dalle idee poco chiare ed i signor tentenna e se Obama, che ora ingrana la retromarcia volesse ripensare a quanto è accaduto al suo collega di partito John Kerry, potrebbe certamente averne la conferma. Lo stesso candidato che aveva minacciato ferro e fuoco contro la “vecchia” politica lobbistica di Washington, innalzando la bandiera del cambiamento, adesso induce persino a sospettare che sia rientrato in buon ordine nei ranghi, adeguandosi al solito modus operandi dei mestieranti della politica americana, interessati a tenersi buoni specialmente i grandi potentati tanto di natura nazionale che estera.

Per ciò che riguarda l’Iraq, il senatore afroamericano che da un poco sta perdendo con passi falsi come questo il lustro kennediano del suo carisma, si ritrova nella condizione poco piacevole d’essere preso addirittura per bugiardo. Gli Americani ricordano benissimo quanto aveva affermato fino a poche settimane addietro e, nella giungla della politica, se si vuole sopravvivere e giungere alla meta tanto sospirata anche i politici, come i bugiardi, farebbero bene anche loro a fare attenzione a quanto promettono e ad essere preferibilmente dotati di una buona memoria.


PUBBLICATO SU INFORM:

http://www.mclink.it/com/inform/art/08n13517.htm






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