Quanto si riesce ad imparare leggendo fra le righe di Election 08
HOUSTON, TEXAS – Le presidenziali americane in corso si fanno sempre più roventi e tese per i suoi candidati ed, intanto, gli Americani si scoprono improvvisamente diversi da quello che pensavano.
Dato più importante e macroscopico di tutti quello che vede sciogliersi come neve al sole il mito del razzismo americano.
Ai nostalgici del comunismo, naturalmente, non fa comodo e mentre i mitici dittatori barbuti scompaiono dalla scena ci si continua ad aggrappare ai vecchi clichè come quello dell’intolleranza razziale americana. A questo punto, pero’, il cavallo di battaglia del vecchio armamentario ideologico comunista deve fare i conti con la forza dei fatti dell’avanzata trionfale di Obama in campo democratico, che mostra come l’America nel frattempo è cresciuta distanziandosi anni luce da quella dei film triti e ritriti cari agli orfani dell’URSS.
E’ importante considerare, da questo punto di vista, la teoria esposta da Larry Elder nel suo ultimo libro “Stupidi neri”. Elder è un conservatore afroamericano che ritiene che battere ancora sul razzismo bianco sia ora irrealistico e che proprio le fortune elettorali di Barack Obama stiano a dimostrare come gli Americani di sesso e colore diverso votino ormai solo la persona il cui discorso ed i cui programmi credano più validi ed autentici, senza fare ricorso a pregiudizi o ad idee preconcette.
E’ forse a quest’affermazione, più che autorevole, che bisogna far ricorso per poter capire il fallimento clamoroso di Hillary Clinton, sconfitta dal suo carismatico rivale di partito per ben undici volte di fila.
La macchina da guerra clintoniana aveva cercato fin dall’inizio di dissimulare attentamente come la certezza della sua avanzata fosse basata pesantemente sul complesso di superiorità della candidata di razza ariana. Poi, man mano che le vittorie del senatore afroamericano dell’Illinois in tutti gli States continuavano a fioccare, la sorpresa prima e l’imbarazzo dopo per la mancanza di successi diventarono proprio sempre più evidenti. Fu a questo punto che Hillary dichiarò apertamente d’essere “onorata” di partecipare al dibattito con Obama per precipitare subito dopo e, presa dal panico, nell’ignobile campagna negativa nei confronti del suo collega il quale per difendersi e rintuzzare gli attacchi sempre più velenosi preferiva attenersi solo alle differenze di programma.
Una volta per tutte Elder ha fatto capire che questa volta gli Americani voteranno solo chi vuole fare qualcosa per loro e non il colore della pelle del candidato e, per farlo, ha dedicato addirittura un intero libro alla sua incontrovertibile teoria. Che esistano ancora in certe aree arretrate specialmente del profondo sud rimasugli della vecchia mentalità intollerante è certamente una realtà. Quando, pero’, si scopre che nello Stato del Texas, che Hillary credeva dovesse salvarla dall’avanzare del suo avversario, la situazione s’e’ rigirata effettivamente a vantaggio di Obama, allora si viene a capire che il discorso razzista non fa effettivamente più presa come prima e che ora chi vi aveva fatto affidamento per ritornare alla Casa Bianca ne fa le spese, risvegliandosi di botto e ritrovandosi in un mondo più moderno e diverso.
In questo periodo a Houston circola una storiella che ci fa ridere non poco specialmente se si considera la particolare forma mentis degli abitanti del grande Stato della stella solitaria.
S’e appreso che l’Imperial Wizard del Ku Klux Klan ha donato $250.000 dollari come fondo per l’elezione di Barack Obama affermando che “Chiunque o qualsiasi cosa è meglio d’avere come presidente una donnaccia dal sedere folle”. Scioccante vero?
Bene, dopo aver conosciuto l’America di ieri, dopo aver vissuto quella d’oggi adesso, seguendo le appassionanti vicende delle nostre presidenziali con i suoi continui colpi di scena, non ci resta che fare la conoscenza con quella di domani.